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L'ipogeo di San Salvatore

L'antico villaggio di San Salvatore, costruito tra il '600 e il '700, rappresenta uno dei più importanti villaggi di cumbessias (alloggi per pellegrini) della provincia.

Il piccolo agglomerato fu costruito attorno alla omonima chiesa che, edificata nel XVII secolo sopra l'antico ipogeo, è tuttora officiata dai fedeli.

Si tratta di un ambiente con copertura di tegole, sostenuto da un arco che delimita una piccola navata sulla destra. Attraverso una botola, che si apre su una scala scavata nella viva roccia, si accede all'ipogeo di origine nuragica dedicato al culto pagano delle acque. Scavato nella roccia per tutta la parte inferiore, è superiormente formato da filari di mattoni e filari di blocchetti di arenaria e presenta nelle pareti numerose iscrizioni e pitture che vanno da quella paleocristiana fino al medioevo. Si possono ammirare delle raffigurazioni di divinità, tra cui è possibile riconoscere Ercole che abbatte il leone Nemeo, le navi, le scritte in arabo e in greco e l'immagine di Venere.

L'edificio non ha vaste dimensioni: circa dieci metri di lunghezza per altrettanti di larghezza; la pianta, composta da vari ambienti, è accentrata attorno a un pozzo sacro, dentro un atrio circolare, coperto da una cupola e aperto in alto al centro.

Il pozzo circolare, nel quale è posto un betilo di età nuragica, rappresenta il punto centrale del culto delle acque, che in nessun altra regione pare aver avuto una così grande importanza come nella religione primitiva della Sardegna.