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Turismo

Nonostante le sue attrattive, la provincia di Oristanosi colloca all'ultimo posto fra le province sarde per quanto riguarda il mercato turistico. Il turismo è essenzialmente stagionale, concentrato nella fascia costiera e legato alla stagione estiva. 

Il territorio del Sinis riflette il trend della zona: il mercato turistico è strutturato essenzialmente sulla domanda balneare, il modello diffuso è quello di mare.

Le strutture alberghiere e extralberghiere, poche e situate in località a ridosso del litorale o a breve distanza da questo.

Una forma di ricettività particolarmente diffusa nella penisola del Sinis, e in tutta la provincia di Oristano, è l'agriturismo. Il numero delle strutture agrituristiche risulta, a partire da alcuni anni a questa parte, in notevole crescita, e la sola Cabras rappresenta un quarto dell'offerta del mercato provinciale. La maggior concentrazione di aziende agrituristiche si ha lungo la costa o nelle immediate vicinanze.

Una nuova opportunità è il turismo rurale. È considerato turismo rurale quel complesso di attività che, svolte in ambito rurale, fanno perno sull'utilizzo del patrimonio locale che ricomprende sia le valenze ambientali del territorio, sia le valenze architettoniche, storiche e culturali.

Turismo balneare © AMP



Tharros

La città di Tharros sorge all’estremità meridionale della Penisola del Sinis, una regione che fin dal IV millennio a.C. appare interessata da fenomeni antropici importanti. La città venne fondata probabilmente alla fine dell’VIII secolo a.C. da genti fenicie in un’area già frequentata in età nuragica.

Della fase fenicia, di cui non si conosce l’abitato, rimangono poche testimonianze relative essenzialmente ad ambito funerario e votivo. Le tombe ad incinerazione di Capo S. Marco e dell’area di S. Giovanni di Sinis erano note già dall’Ottocento, mentre i materiali più antichi del tophet, il tipico santuario fenicio-punico a cielo aperto con all’interno le urne contenenti i resti incinerati dei bambini e degli animali sacrificati e le stele, veri e propri signacoli in pietra con il simbolo o l’immagine della divinità, ci mostrano un santuario già attivo nel VII sec. a.C.

Nella seconda metà del VI secolo, momento di grandi cambiamenti non solo in Sardegna per il prevalere della politica espansionistica di Cartagine, Tharros non sfugge alla conquista da parte della città africana. A partire da questo momento si assiste alla monumentalizzazione della città, con la costruzione di numerosi edifici, tra cui il cosiddetto tempio monumentale o “delle semicolonne doriche”, e dell’imponente cinta fortificata che chiude la città da possibili attacchi da terra; il tophet, che viene ora compreso all’interno dello spazio fortificato, continua la sua attività; nell’area immediatamente ad ovest dello stesso, si impianta alla fine del V sec. a.C. un importante quartiere artigianale specializzato nella lavorazione del ferro.

Di età punica sono le tombe a camera scavate nel banco roccioso di Capo S. Marco e, più a nord, presso il villaggio moderno di S. Giovanni di Sinis. Queste, costituite da un vano d’accesso, per lo più provvisto di una gradinata, e da una camera sepolcrale molto semplice, ospitavano inumati, spesso deposti con ricchi corredi. Provengono proprio da queste tombe molti dei numerosissimi reperti che oggi si trovano custoditi presso i maggiori musei sardi, italiani e stranieri.
A partire dalla conquista romana della Sardegna (238 a.C.) si avvia quel processo di profondo cambiamento che avrà compimento solo in età imperiale.

Ad età repubblicana (II sec. a.C.) viene attribuita la risistemazione delle fortificazioni di Murru Mannu, con un rifascio in grossi massi in basalto e l’innalzamento di un muro di controscarpa, che va a delimitare un largo e profondo fossato. Quanto agli edifici di culto, particolare è il cosiddetto “tempietto K” (II secolo a.C.).

È tuttavia in età imperiale che la città subisce i maggiori mutamenti. Viene effettuata una imponente risistemazione urbanistica e attorno al II secolo d.C. le strade vengono dotate di una pavimentazione in basalto, con un sistema fognario molto articolato che garantisce lo smaltimento delle acque bianche. Vengono costruiti numerosi edifici pubblici monumentali, tra cui i tre impianti termali e una struttura definita dal suo scopritore “castellum aquae” per il possibile collegamento con l’acquedotto. Quanto alle aree funerarie, esse appaiono più ampie e più estese rispetto al periodo precedente; le necropoli puniche di Capo S. Marco e di S. Giovanni vengono ancora frequentate, soprattutto nei primi secoli della conquista romana, ma si assiste ad una espansione delle stesse, nel primo caso occupando tutto l’istmo, il versante occidentale dei colli di S. Giovanni e Murru Mannu, nel secondo spostandosi verso l’interno, con importanti attestazioni anche nell’area in cui nel V secolo d.C. sorgerà la chiesa di S. Giovanni.

In età paleocristiana e altomedievale i principali edifici romani, ed in particolare le terme, subiscono delle risistemazioni. Purtroppo il continuo spoglio delle strutture antiche, perpetuato per secoli, ha notevolmente pregiudicato la ricostruzione di questa fase tarda della storia di Tharros. Sappiamo di una lenta decadenza, dovuta anche alle incursioni dei Saraceni, e di un lento spopolamento, sebbene la sede episcopale sia rimasta ancora a lungo nella città.

È solo nell’XI secolo, precisamente nel 1071, che la sede episcopale viene trasferita ad Oristano, decretando, o meglio prendendo atto, della fine del centro antico.

Le ultime ricerche nella necropoli meridionale di Tharros

Dopo un intervallo di oltre un secolo, nel 2001 si sono avviate nuove indagini nella necropoli meridionale, celebre per aver restituito, nell’Ottocento, i famosi ori di Tharros.

L’area funeraria, utilizzata dalla comunità tharrense da epoca fenicia fino a quella romana, è costituita da strutture, scavate nella roccia, del semplice tipo a fossa o del più complesso tipo a camera ipogeica, preceduta da un corridoio gradinato. La missione di scavo, condotta dall’Università di Bologna e dalla Soprintendenza Archeologica, in collaborazione con l’Università di Cagliari, ha riportato alla luce ampi lembi dell’antica area funeraria che ha restituito, nonostante le note violazioni ottocentesche, importanti testimonianze dei ricchi corredi e dei rituali funerari, in particolare di età punica. Sono stati recuperati abbondanti materiali ceramici, talvolta integri, amuleti, gioielli e manufatti metallici di utilizzo rituale o di impiego pratico che, dopo un attento studio e restauro, verranno esposti al Museo Civico di Cabras.

L’area della necropoli, che continuerà a essere indagata negli anni a venire, verrà al più presto ripristinata e restituita alla fruizione dei visitatori.


Lo Stagno di Cabras

Con 2.200 ettari è il tratto che più di ogni altro si identifica con tutte le manifestazioni di vita, di economia e di cultura di Cabras. Esso costituisce il 20% di tutto il territorio. Gli stagni e lagune sono paragonabili a grandi " macchine idrauliche" che regolano milioni di metri cubi di acqua dolce all'anno, le quali miscelandosi con quelle del mare attraverso i canali principali, quelli che si incontrano sulla strada che conduce a San Giovanni di Sinis, favoriscono la risalita (montata) dei pesci attraverso la peschiera di Pontis. Lo stagno di Cabras è un Sito d'lmportanza Comunitaria (SIC) ai sensi della Direttiva Habitat.

 

Mistras

La laguna di Mistras, estesa circa 600 ettari, essendo collegata direttamente con il mare e non godendo di apporti significativi di acqua dolce come accade per lo stagno maggiore, oltre ad essere mediamente molto meno profonda, possiede acque molto più salate e non di rado sovrassalate. L'elevata salinità delle acque è il fattore limitante e consente la vita solo a specie ittiche steno-aline (poco tolleranti alle variazioni di salinità). L'effetto della maggior salinità si fa sentire sia sulla vegetazione acquatica (limitata a pochissime specie) che nella vegetazione delle praterie umide, ma questa volta, alofile perchè amanti del sale. La laguna di Mistras è un Sito d'Importanza Comunitaria (SIC) ai sensi della Direttiva Habitat.

 

Da Mari Ermi a Porto Suedda

Da questo tratto di litorale in poi avviene il graduale passaggio dalla costa bassa sabbiosa a quella rocciosa, che prosegue e culmina con le falesie di "Su Tingiosu". Il tratto è caratterizzato dalla sabbia quarzosa tipica del Sinis settentrionale di Cabras, che rappresenta il prodotto dell'erosione nel tempo della vicina Isola di Mal di Ventre. A pochi metri dalla battigia, verso il mare, avviene il passaggio fra le candide sabbie sommerse e il fondale roccioso. E' una tavolozza di colori dalle verdi tonalità che virano verso l'azzurro per la presenza della Posidonia oceanica che colonizza gli accumuli sabbiosi. Dietro il bianco campo dunale, che si estende da Mari Ermi fino a porto "Suedda", ove la sabbia è più fina, gli stagni retrodunali di "Mari Ermi" delimitano il litorale vero e proprio dall'entroterra; essi sono tra gli habitat più caratteristici di tutta la fascia costiera.

 

Capo San Marco

Le formazioni rocciose, con un'altezza massima di 52 mt. s.l.m. ed uno sviluppo lineare di circa 1000 mt., testimoniano le diverse fasi geologiche che hanno generato una cornice ambientale nella quale l'azione degli agenti morfogenetici, in particolare del mare, è stata, e lo sarà sempre, il vero artista di un paesaggio litoraneo tipico del Mediterraneo. Le falesie di Capo San Marco sono costituite da rocce spesso ricoperte da uno strato di suolo erodibile misto a piccoli elementi detritici calcareo-marnosi e a blocchi basaltici. In più tratti esistono rotture di pendio dovute a lembi residui di una più estesa copertura basaltica, in alcuni tratti ricoperta da un mantello di sabbie eoliche che dal mare si estendono verso l'entroterra.

 

Su Tingiosu

Per un'altezza intorno ai 25 mt s.l.m. ed una lunghezza di circa 2000 mt., la falesia ai limiti dell'Area Marina Protetta, collega il Sinis di Cabras a quello di San Vero Milis. Le bianche scogliere calcaree di "Su Tingiosu", a picco sul mare, fungono da naturale belvedere verso l'antistante Isola di Mal di Ventre; si sono deposte intorno ai 10/20 milioni di anni fa e da allora l'azione degli agenti chimico-fisici della dinamica marina le ha modellate lasciando traccia soprattutto sui livelli piu teneri. Le nicchie e le fessurazioni che percorrono i lunghi tratti della scogliera sono il naturale riparo per specie vegetali ed animali piuttosto adatti alla vita della scogliera, il che rende la falesia un habitat tra i più significativi: una zona di frontiera tra il mare e la terra. Caratteristica è la presenza di alcune sorgenti d'acqua dolce di contatto che scaturiscono dalle stratificazioni rocciose a qualche metro d'altezza sul livello del mare, ed in esso si versano, lasciando sulla parete rocciosa il segno del loro percorso.

 

San Giovanni di Sinis

Nel litorale compreso tra San Giovanni, Tharros, Capo San Marco e Mare Morto, si riconoscono i segni della movimentata storia naturale e dell'intensa storia dell'uomo: sicuramente una delle zone più rappresentative dell'Area Marina Protetta dove non è difficile capire che il mare è stato il principale protagonista. Nei fondali dell'antistante Mare di Sardegna, spesso mosso dell'intenso vento di Maestrale da nord-ovest, il paesaggio sottomarino acquista colori chiari per la presenza di sabbie quarzose miste a quelle biogeniche, o colori più scuri per la predominanza di rocce ricche di inclusioni conchigliari risalenti a centinaia di milioni di anni fa. Le zone sabbiose, quelle chiare, pur essendo frequentate da pesci, molluschi, vengono spesso rimaneggiate dal mare che frange sottocosta e dalle correnti che determinano differenze stagionali anche nella distribuzione naturale delle sabbie che formano le spiagge. Nei fondali sabbiosi i popolamenti vegetali ed animali sono stagionali e instabili, al contrario delle zone rocciose dove i popolamenti (soprattutto algali) sono più stabili ed idonei per una ricca fauna marina.

 

Funtana Meiga

Un tratto costiero caratterizzato, verso sud, da un largo ed esteso campo dunare (cumuli di sabbia) nel quale specie vegetali adatte alla sabbia si sviluppano fino quasi al mare. Qui la sabbia trae origine, prevalentemente, da gusci e frammenti di conchiglie. In alcuni tratti l'arenile si interrompe per l'affioramento di arenarie stratificate (sabbia cristallizzata) che sostituiscono la sabbia anche nel fondale marino antistante.

Nella parte più a nord sono evidenti le diverse fasi geologiche: sono i calcari laminati del Sinis, le arenarie eoliche incrociate e stratificate ed i paleosuoli riconoscibili per colore rossastro che emergono ed affiorano qua e la. Il mare prospicente a Funtana Meiga (risorgiva dalle proprietà terapeutiche), con la sua forza costante agisce su di un vaso tratto di costa caratterizzato da un basso fondale che in prossimità della riva, genera un moto ondoso molto apprezzato, in tutti i periodi dell'anno, dai surfisti che con le loro evoluzioni acrobatiche sfidano la forza del mare e del forte vento occidentale.

Per maggiori e dettagliate informazioni turistiche nell'area del territorio di Cabras:

CERCA LA STRUTTURA PER LA TUA VACANZA - VISITA il sito www.costadelsinis.it 


Comune di Cabras - Piazza Eleonora d'Arborea,1 - 09072 Cabras (OR) - Tel. 0783.3971
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