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TURISMO



Nonostante le sue attrattive, la provincia di Oristano si colloca all’ultimo posto fra le province sarde per quanto riguarda il mercato turistico.
Il turismo è essenzialmente stagionale, concentrato nella fascia costiera e legato alla stagione estiva.  Il territorio del Sinis riflette il trend della zona: il mercato turistico è strutturato essenzialmente sulla domanda balneare,  il modello diffuso è quello di mare. Le strutture alberghiere e extralberghiere,poche e situate in località a ridosso del litorale o a breve distanza da questo. Una forma di ricettività particolarmente  diffusa nella penisola del Sinis, e in tutta la provincia di Oristano, è l'agriturismo . Il numero delle strutture agrituristiche  risulta,  a partire da alcuni anni a questa parte,  in notevole crescita, e la sola Cabras rappresenta un quarto dell’offerta  del mercato provinciale. La maggior concentrazione di aziende agrituristiche si ha lungo la costa o nelle immediate vicinanze.
Una nuova opportunità è il il turismo rurale. E’ considerato turismo rurale quel complesso di attività che, svolte in ambito rurale, fanno perno sull’utilizzo del patrimonio locale che  ricomprende sia le valenze ambientali del territorio, sia le valenze architettoniche, storiche e culturali.








Tharros

La città di Tharros sorge all’estremità meridionale della Penisola del Sinis, una regione che fin dal IV millennio a.C. appare interessata da fenomeni antropici importanti. La città venne fondata probabilmente alla fine dell’VIII secolo a.C. da genti fenicie in un’area già frequentata in età nuragica.

Della fase fenicia, di cui non si conosce l’abitato, rimangono poche testimonianze relative essenzialmente ad ambito funerario e votivo. Le tombe ad incinerazione di Capo S. Marco e dell’area di S. Giovanni di Sinis erano note già dall’Ottocento, mentre i materiali più antichi del tophet, il tipico santuario fenicio-punico a cielo aperto con all’interno le urne contenenti i resti incinerati dei bambini e degli animali sacrificati e le stele, veri e propri signacoli in pietra con il simbolo o l’immagine della divinità, ci mostrano un santuario già attivo nel VII sec. a.C.

Nella seconda metà del VI secolo, momento di grandi cambiamenti non solo in Sardegna per il prevalere della politica espansionistica di Cartagine, Tharros non sfugge alla conquista da parte della città africana. A partire da questo momento si assiste alla monumentalizzazione della città, con la costruzione di numerosi edifici, tra cui il cosiddetto tempio monumentale o “delle semicolonne doriche”, e dell’imponente cinta fortificata che chiude la città da possibili attacchi da terra; il tophet, che viene ora compreso all’interno dello spazio fortificato, continua la sua attività; nell’area immediatamente ad ovest dello stesso, si impianta alla fine del V sec. a.C. un importante quartiere artigianale specializzato nella lavorazione del ferro.

Di età punica sono le tombe a camera scavate nel banco roccioso di Capo S. Marco e, più a nord, presso il villaggio moderno di S. Giovanni di Sinis. Queste, costituite da un vano d’accesso, per lo più provvisto di una gradinata, e da una camera sepolcrale molto semplice, ospitavano inumati, spesso deposti con ricchi corredi. Provengono proprio da queste tombe molti dei numerosissimi reperti che oggi si trovano custoditi presso i maggiori musei sardi, italiani e stranieri.
A partire dalla conquista romana della Sardegna (238 a.C.) si avvia quel processo di profondo cambiamento che avrà compimento solo in età imperiale.

Ad età repubblicana (II sec. a.C.) viene attribuita la risistemazione delle fortificazioni di Murru Mannu, con un rifascio in grossi massi in basalto e l’innalzamento di un muro di controscarpa, che va a delimitare un largo e profondo fossato. Quanto agli edifici di culto, particolare è il cosiddetto “tempietto K” (II secolo a.C.).

È tuttavia in età imperiale che la città subisce i maggiori mutamenti. Viene effettuata una imponente risistemazione urbanistica e attorno al II secolo d.C. le strade vengono dotate di una pavimentazione in basalto, con un sistema fognario molto articolato che garantisce lo smaltimento delle acque bianche. Vengono costruiti numerosi edifici pubblici monumentali, tra cui i tre impianti termali e una struttura definita dal suo scopritore “castellum aquae” per il possibile collegamento con l’acquedotto. Quanto alle aree funerarie, esse appaiono più ampie e più estese rispetto al periodo precedente; le necropoli puniche di Capo S. Marco e di S. Giovanni vengono ancora frequentate, soprattutto nei primi secoli della conquista romana, ma si assiste ad una espansione delle stesse, nel primo caso occupando tutto l’istmo, il versante occidentale dei colli di S. Giovanni e Murru Mannu, nel secondo spostandosi verso l’interno, con importanti attestazioni anche nell’area in cui nel V secolo d.C. sorgerà la chiesa di S. Giovanni.

In età paleocristiana e altomedievale i principali edifici romani, ed in particolare le terme, subiscono delle risistemazioni. Purtroppo il continuo spoglio delle strutture antiche, perpetuato per secoli, ha notevolmente pregiudicato la ricostruzione di questa fase tarda della storia di Tharros. Sappiamo di una lenta decadenza, dovuta anche alle incursioni dei Saraceni, e di un lento spopolamento, sebbene la sede episcopale sia rimasta ancora a lungo nella città.

È solo nell’XI secolo, precisamente nel 1071, che la sede episcopale viene trasferita ad Oristano, decretando, o meglio prendendo atto, della fine del centro antico.

Le ultime ricerche nella necropoli meridionale di Tharros


Dopo un intervallo di oltre un secolo, nel 2001 si sono avviate nuove indagini nella necropoli meridionale, celebre per aver restituito, nell’Ottocento, i famosi ori di Tharros.
L’area funeraria, utilizzata dalla comunità tharrense da epoca fenicia fino a quella romana, è costituita da strutture, scavate nella roccia, del semplice tipo a fossa o del più complesso tipo a camera ipogeica, preceduta da un corridoio gradinato. La missione di scavo, condotta dall’Università di Bologna e dalla Soprintendenza Archeologica, in collaborazione con l’Università di Cagliari, ha riportato alla luce ampi lembi dell’antica area funeraria che ha restituito, nonostante le note violazioni ottocentesche, importanti testimonianze dei ricchi corredi e dei rituali funerari, in particolare di età punica. Sono stati recuperati abbondanti materiali ceramici, talvolta integri, amuleti, gioielli e manufatti metallici di utilizzo rituale o di impiego pratico che, dopo un attento studio e restauro, verranno esposti al Museo Civico di Cabras.
L’area della necropoli, che continuerà a essere indagata negli anni a venire, verrà al più presto ripristinata e restituita alla fruizione dei visitatori.

Lo stagno di cabras

Con 2.200 ettari è il tratto che più di ogni altro si identifica con tutte le manifestazioni di vita, di economia e di cultura di Cabras. Esso costituisce il 20% di tutto il territorio. Gli stagni e lagune sono paragonabili a grandi " macchine idrauliche" che regolano milioni di metri cubi di acqua dolce all'anno, le quali miscelandosi con quelle del mare attraverso i canali principali, quelli che si incontrano sulla strada che conduce a San Giovanni di Sinis, favoriscono la risalita (montata) dei pesci attraverso la peschiera di Pontis. Lo stagno di Cabras è un Sito d'lmportanza Comunitaria (SIC) ai sensi della Direttiva Habitat.
 

Mistras

 
La laguna di Mistras, estesa circa 600 ettari, essendo collegata direttamente con il mare e non godendo di apporti significativi di acqua dolce come accade per lo stagno maggiore, oltre ad essere mediamente molto meno profonda, possiede acque molto più salate e non di rado sovrassalate. L'elevata salinità delle acque è il fattore limitante e consente la vita solo a specie ittiche steno-aline (poco tolleranti alle variazioni di salinità). L'effetto della maggior salinità si fa sentire sia sulla vegetazione acquatica (limitata a pochissime specie) che nella vegetazione delle praterie umide, ma questa volta, alofile perchè amanti del sale. La laguna di Mistras è un Sito d'Importanza Comunitaria (SIC) ai sensi della Direttiva Habitat.
 

Da Mari Ermi a Porto Suedda

 Da questo tratto di litorale in poi avviene il graduale passaggio dalla costa bassa sabbiosa a quella rocciosa, che prosegue e culmina con le falesie di "Su Tingiosu". Il tratto è caratterizzato dalla sabbia quarzosa tipica del Sinis settentrionale di Cabras, che rappresenta il prodotto dell'erosione nel tempo della vicina Isola di Mal di Ventre. A pochi metri dalla battigia, verso il mare, avviene il passaggio fra le candide sabbie sommerse e il fondale roccioso. E' una tavolozza di colori dalle verdi tonalità che virano verso l'azzurro per la presenza della Posidonia oceanica che colonizza gli accumuli sabbiosi. Dietro il bianco campo dunale, che si estende da Mari Ermi fino a porto "Suedda", ove la sabbia è più fina, gli stagni retrodunali di "Mari Ermi" delimitano il litorale vero e proprio dall'entroterra; essi sono tra gli habitat più caratteristici di tutta la fascia costiera.
 

Capo San Marco


Le formazioni rocciose, con un'altezza massima di 52 mt. s.l.m. ed uno sviluppo lineare di circa 1000 mt., testimoniano le diverse fasi geologiche che hanno generato una cornice ambientale nella quale l'azione degli agenti morfogenetici, in particolare del mare, è stata, e lo sarà sempre, il vero artista di un paesaggio litoraneo tipico del Mediterraneo. Le falesie di Capo San Marco sono costituite da rocce spesso ricoperte da uno strato di suolo erodibile misto a piccoli elementi detritici calcareo-marnosi e a blocchi basaltici. In più tratti esistono rotture di pendio dovute a lembi residui di una più estesa copertura basaltica, in alcuni tratti ricoperta da un mantello di sabbie eoliche che dal mare si estendono verso l'entroterra.
 

Su Tingiosu

Per un'altezza intorno ai 25 mt s.l.m. ed una lunghezza di circa 2000 mt., la falesia ai limiti dell'Area Marina Protetta, collega il Sinis di Cabras a quello di San Vero Milis. Le bianche scogliere calcaree di "Su Tingiosu", a picco sul mare, fungono da naturale belvedere verso l'antistante Isola di Mal di Ventre; si sono deposte intorno ai 10/20 milioni di anni fa e da allora l'azione degli agenti chimico-fisici della dinamica marina le ha modellate lasciando traccia soprattutto sui livelli piu teneri. Le nicchie e le fessurazioni che percorrono i lunghi tratti della scogliera sono il naturale riparo per specie vegetali ed animali piuttosto adatti alla vita della scogliera, il che rende la falesia un habitat tra i più significativi: una zona di frontiera tra il mare e la terra. Caratteristica è la presenza di alcune sorgenti d'acqua dolce di contatto che scaturiscono dalle stratificazioni rocciose a qualche metro d'altezza sul livello del mare, ed in esso si versano, lasciando sulla parete rocciosa il segno del loro percorso.
 

San Giovanni di Sinis


Nel litorale compreso tra San Giovanni, Tharros, Capo San Marco e Mare Morto, si riconoscono i segni della movimentata storia naturale e dell'intensa storia dell'uomo: sicuramente una delle zone più rappresentative dell'Area Marina Protetta dove non è difficile capire che il mare è stato il principale protagonista. Nei fondali dell'antistante Mare di Sardegna, spesso mosso dell'intenso vento di Maestrale da nord-ovest, il paesaggio sottomarino acquista colori chiari per la presenza di sabbie quarzose miste a quelle biogeniche, o colori più scuri per la predominanza di rocce ricche di inclusioni conchigliari risalenti a centinaia di milioni di anni fa. Le zone sabbiose, quelle chiare, pur essendo frequentate da pesci, molluschi, vengono spesso rimaneggiate dal mare che frange sottocosta e dalle correnti che determinano differenze stagionali anche nella distribuzione naturale delle sabbie che formano le spiagge. Nei fondali sabbiosi i popolamenti vegetali ed animali sono stagionali e instabili, al contrario delle zone rocciose dove i popolamenti (soprattutto algali) sono più stabili ed idonei per una ricca fauna marina.
 

Funtana Meiga


Un tratto costiero caratterizzato, verso sud, da un largo ed esteso campo dunare (cumuli di sabbia) nel quale specie vegetali adatte alla sabbia si sviluppano fino quasi al mare. Qui la sabbia trae origine, prevalentemente, da gusci e frammenti di conchiglie. In alcuni tratti l'arenile si interrompe per l'affioramento di arenarie stratificate (sabbia cristallizzata) che sostituiscono la sabbia anche nel fondale marino antistante.
Nella parte più a nord sono evidenti le diverse fasi geologiche: sono i calcari laminati del Sinis, le arenarie eoliche incrociate e stratificate ed i paleosuoli riconoscibili per colore rossastro che emergono ed affiorano qua e la. Il mare prospicente a Funtana Meiga (risorgiva dalle proprietà terapeutiche), con la sua forza costante agisce su di un vaso tratto di costa caratterizzato da un basso fondale che in prossimità della riva, genera un moto ondoso molto apprezzato, in tutti i periodi dell'anno, dai surfisti che con le loro evoluzioni acrobatiche sfidano la forza del mare e del forte vento occidentale.
Per maggiori e dettagliate informazioni turistiche nell'area del territorio di Cabras:

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Turismu

Po chi tèngiat atratzionis, sa provìncia de aristanis est s’ùrtima de is provìncias sardas po su chi ferit su mercau turìsticu. Su turismu est su prus istagionali, apitzau orusorus de is arriberas e dirìgiu po s’istadiali.
Su territòriu de sinnis marcat su passu de sa zona etotu: su mercau turìsticu est assentau su prus po s’atendimentu balneàriu, su modellu annotau est cussu de mari.
 
Is impiantus alberghierus e extra-alberghierus Is impiantus alberghierus e extra-alberghierus funt pagus e collocaus in logu de mari o a pagu tretu de inguni.
 
Una forma de atendimentu chi s’est connoscendi meda in sa penìsula de sinnis e in totu sa provìncia de aristanis est s’agriturismu s'agriturismu . Su nùmuru de is impiantus de agriturismu de unus annus a custu cantoni est crescendi meda, e crabas a solu fait de cuatru s’unu de totu s’oferta de su mercau provinciali. Sa parti manna de is aziendas agriturìsticas est o a orus de sa costera de mari o pagu a tesu de inguni.
 
Una cumbenèntzia bessia a nou est su turismu rurali su turismu rurali. Si contat po turismu rurali totu cussu faschi de atividadis chi s’atendit in unu cuntestu rurali e apògiat me in is benis de su logu, chi acàbidant a pari siat is breis ambientalis de su logu e siat cussus architetònicus, istòricus e culturalis.

Tharrus

Sa tzitadi de Tharrus est collocada in su càbudu de sa penìsula de Sinnis, una zona chi fintzas de su millénniu IV innantis de Cristus aiat connotu fenòmenus antròpicus de iudu. Sa tzitadi dd’aiant fundada genti fenìcia, est a crei in s’iscoada de su séculu VIII innantis de Cristus, in unu logu abitau giai in s’edadi de is brachis.

 De sa fasi fenìcia, de innui non s’est pòtziu connosci su populau, abarrat pagu sìnnias e s’imprus ferint a su funeràriu e su cultuali. Is tumbas de chinixus de su Càbudu de Santu Marcu e de Santuanni de Sinnis fuànt connotas fintzas de s’Otuxentus, candu chi is materialis prus antigus de su tophet, su santuàriu annotau fenìciu-pùnicu a chelu iscobertu chi ddoi fut aintru is urnas de chinixus de is pipius e is arimalis sacrificaus, e is pedras fitas, a usu de panderas de pedra ca portant su marcu o sa figura de sa divinidadi, marcant chi su santuàriu fut operendi giai in su sec. VII innantis de Cristus. In sa segundu metadi de su séculu VI, momentu de cambiadas mannas non po sa Sardìnnia isceti po essi bincendi sa polìtica espansionìstica de Cartàgina, Tharrus non si campat de essi cuncuistada de sa tzitadi africana. De cuss’ora in susu primìtziat sa monumentalizatzioni de sa tzitadi, cun su pesai fàbbricus medas comenti e cussu chi narant su témpiu monumentali o “de is mesu-antas dòricas”, e de sa muràglia poderosa chi incortillat sa tzitadi po dda difendi po imbistidas chi essint pòtziu fai de parti de terra; su tophet, chi imoi abarrat aintru de su logu murau, si sighit a portai; in peis de cussu in s’àrea de parti de maistrali pesant, in finis de su sec. V innantis de Cristus, unu bixinau de ferreris sinnalau. De s’edadi pùnica funt is tumbas a domu bogadas in s’arrocarxu de su Càbudu de Santu Marcu, e prus a parti de tramuntana puru, a su deretu de su populau modernu de Santuanni de Sinnis. Cussas funt fatas de una càmbara a intrai, su prus prevìdia de iscaleris, e de una càmbara a usu de sepurcu giai ispollada; allogiant is sepultaus acumpangiaus a bortas meda cun cobertorxus arricus. De custas tumbas etotu nd’aiant bogau meda de totu sa cantidadi de repertus chi funt arregortus oindii me in is museus magioris sardus, italianus e istràngius. De s’ora de sa concuista arromana de sa Sardìnnia in susu (238 innantis de Cristus) s’incarrerat su processu poderosu de cambiamentu chi s’iat a cumpriri isceti in s’edadi imperiali.  A s’edadi repubblicana (sec. II innantis de Cristus) si datat s’acònciu de is muràglias de Murru Mannu, cun una fascadura de pedras mannas de fogu e su fàbbricu de unu muru de contrafossu, innui totu arrematat unu fossu ladu e fungudu. Po is fàbbricus de cultu etanti, est a notai cussu chi narant su “tempieddu K” (séculu II innantis de Cristus). Est, comenti sisiat, in s’edadi imperiali chi sa tzitadi connoscit is mudòngius prus mannus. S’òperat un’assestu urbanìsticu poderosu e fachi a su séculu II innantis de Cristus istèrrint is arrugas a impedrau de pedra de fogu, e ddas previdint de unu sistema articulau meda de cundutus po iscarrigai is àcuas biancas. Si pesat una cantidadi de fàbbricus pubblicus monumentalis, comenti e is tres impiantus de bàngius e unu fàbbricu chi su chi dd’aiat iscobertu dd’aiat pesau “castellum aquae” po essi istau fortzis parti de s’acuedutu. Po is àreas funeràrias etanti, custas arrasurtant prus mannas e ladas chi no innantis; is necròpolis pùnicas de su Càbudu e de Santuanni funt abitadas ancora, massimamenti a primus sèculus de sa concuista arromana, ma andant a cresci, sa primu pighendi-ndi s’ìstmu totu e s’ala de maistrali de is cùcurus de Santuanni e Murru Mannu, sa segundu tirendi cara a aintru, cun apendìtzius fintzas in s’àrea de innui in su séculu V a pustis de Cristus iant a pesai sa crèsia de Santuanni. In s’edadi paleocristiana e mesulana arta is fàbbricus printzipalis arromanus, e prus e prus is bàngius, funt sugetus a acòncius. A dolu mannu s’isarrobatòriu contìnuu de is assètius antigus, durau me in is sèculus, at brivau meda sa ricostrutzioni de custa fasi tarda de s’istòria de Tharrus. Iscideus de ai tentu abbacamentu lentu, fintzas po is acostadas de is Sarraghinus, e ispopulamentu lentu etotu, si puru siat abarrau in logu s’assètziu episcopali po ora meda ancora. Est infinis in su séculu XI, e prus a pretzisu in su 1071, chi s’assètziu episcopali nchi passat a Aristanis disponendi aici, o mellus acurnotendi-sì, po s’isperdimentu de su populau antigu. 



Is ùrtimas chircas me in sa necròpoli meridionali de Tharrus


Apustis de unu trasinu de prus de unu séculu, in su 2001 aiant incarrerau chircas torra in sa necròpoli de a parti de mesudii, mentuada po nch’ai aciapau, me in s’Otuxentus, s'oreria de Tharrus famada. S’àrea funerària, pratigada de sa comunidadi tharresa de s’època fenìcia fintzas a cussa arromana, est formada in tumbas, bogadas in s’arroca, chi funt o de cussas fatas a usu de fossa o de cussas cumpostas a càmbara ipogèica, cun passadissu de iscaleris a intrai. Sa missioni a iscarrovai, dirìgia de s'Universidadi de Bologna e sa Soprintendèntzia Archeològica, a manus a pari cun s'Universidadi de Casteddu, nd’at torrau a apillai iscaparronis mannus de s’àrea funerària antiga de innui s’est iscrùfiu, cun totu de is furas de s’Otuxentus connotas, arrastus nodius de cobertorxus arricus e de is ritualis funeràrius, prus a notu cussus pùnicus. Nd’aiant arrennuiu istrexus medas de terra, ca nd’aiat fintzas intreus, pungas, prendas e manufatus metàllicus po usu de tzirimònia o de manìgiu chi, a pustis de un’òpera atenta de istùdiu e arristoru, ddus’ant a aparai in su Museu Cìvicu de Crabas. S’àrea de sa necròpoli, chi s’at a sighiri a cumpudai in su benidori, s’at a torrai a assentai cantu su prus prestu po dda torrai a bisitai su pùbblicu.


Mistras

 

Sa laguna de Mistras, manna unus 600 ètarus, sendi de essi allobada inderetura cun su mari e ca no ddoi tenit intrada de iudu de àcua durchi, a contràriu de s’istàinu magiori, a prus de essi mediamenti prus pagu funguda meda portat àcuas prus salidas meda e ca medas bortas funt suba-salidas.
Su essi salida meda s’àcua est su fatori chi brivat sa vida de arratzas medas de piscau isceti che is istenu-alinas (ossiat ca funt fìstigas a is variatzionis de salinidadi). S’efetu de essi prus s’àcua salida si biit siat me in is matas de àcua (innui is calidadis funt tropu pagus) siat me in s’erba de mari, chi perou funt arratzas alòfilas, ossiat ca funt amantis de su sali. S’istàinu de Mistras est unu Situ de Importàntzia Comunitària (SIC) cunforma sa Direttiva Habitat.

De Mari Ermi a su Portu de S’Uedda

 

De custu tretu de arribera a innantis a pagapagu si passat de sa costera arenosa bàscia a una de arrocas, chi totu andat fintzas a imbati is arrocàrxus de “Su Tingiosu”. Su brei de su logu est s’arena de pedra bianca annotada de su Sinnis de susu de Crabas, chi est po arresurtau, passendi su tempus, de s’isciniamentu de s’isula de Marebrenti de acanta. A tretu de pagu metrus de s’arriba e conca a mari si passat de su fundali de arenas càndias de asuta de mari a su fundali de arrocas. Coment’e chi siat una tauledda de pintori, innui passat coloris de su birdi a su druchinu po essi presenti sa Posidònia oceànica chi s’apoderat me in is aposentamentus de arena. De a segus de s’isterrimentu biancu de is dunas, chi totu andat de Mari Ermi fintzas a su Portu de s’Uedda, innui s’arena est prus fina, is istàinus de a palas de is dunas de Mari Ermi faint de màrxini intremesu de s’arribera e sa parti de aintru, e funt unus habitat de prus annotaus de totu sa costera.


Su Càbudu de Santu Marcu


Is arrocarxus, de un’artària màssima de 52 mt. a pitzus de mari e sa longària de unus 1000 mt., marcant is diferentis fasis geològicas chi ant formau una gornissa ambientali innui s’òpera de is agentis morfogenèticus, e prus e prus de su mari, est istada e sèmpiri at essi su beru artista chi at formau custu paesàgiu Mediterràneu ischetu. Is arrocarxus de su Càbudu funt fatus de arrocas amantadas a bortas meda de unu pillu isciniosu de terra, amesturau cun cosa de brossa de pedra de cracina e lugianu e coròngius de pedra de fogu. A logus s’incontrat tretus chi segant s’iscarpa po essi apillau iscaparronis de unu mantu mannu antigu de pedra de fogu, chi in tretu-in tretu abarrat acarragiau de unu pillu de arenas eòlicas chi de mari nchi passant a terra.

 


Su Tingiosu


Cun un’artària de acanta de 25 mt. a pitzus de mari e una longària de unus 2000 mt., s’arrocàrxu de a làcara de s’Area Marina Protetta aciunghit a pari su Sinnis de Crabas cun su de Sant’Eru de Milis. Is arrochìgius biancus de pedra de cracina de “Su Tingiosu”, a iscabiossu a mari, faint de belvedere naturali cara a s’ìsula de Marebrenti de a fachi; si fuànt aposentaus acanta de unus 10/20 milionis de annus a immoi, e de insaras s’òpera de is agentis chìmicu-fìsicus de sa dinàmica marina ddus at ispapaus lassendi su marcu massimamenti me in is pillus prus moddis. Is nìcius e is isperraduras chi marcant s’arrochìgiu in tretus longus funt s’aprigu naturali po unas arratzas de matas e arimalis chi funt pròpius po podi bivi in logu de arrocarxu, e custu fatu fait de s’arrochìgiu un’habitat sinnalau: un’ala de frontera intremesu de mari e terra. Annotada est sa presèntzia de unas cantu mitzas de cuntatu de àcua durchi chi corant de is pillus de arroca a artària de una pariga de metrus a pitzus de mari, e in cussu bessant, lassendi in s’arroca s’arrastu de sa coradura.

                                                                                          

 

Santuanni de Sinnis

 

Me is arriberas de intremesu de Santuanni, Tharrus, su Càbudu e Mari Mortu, fait a iscerai is sinnalis de s’istòria avolotada de sa natura e s’istòria atropigliada de s’òmini: de seguru est unu de prus situs sinnalaus de totu s' Area Marina Protetta, innui no est difìtzili a cumprendi ca su mari at fatu sèmpiri de primu atori. Me in is fundalis de su Mari de Sardìnnia de a fachi, chi a bortas meda est iscuntzertau de su bentu istrau de Maistrali de a manu de nord-ovest, su paesàgiu sutamarinu pigat coloris crarus po mori de is arenas de pedra bianca ameschiadas cun cussas biògenas, o coloris prus iscurus innui totu dòminant arrocas arricas de conchillus, antigus unus cantu centu milionis de annus. Is intzas de arena, cussas craras, po chi siant abitadas de pisci e molluscus, funt arramungiadas meda de su mari iscudendi malladas a terra e de is currentadas chi marcant diferèntzias istasonalis fintzas in s’allocamentu naturali de is arenas chi formant is pràias. Me in is fundalis arenosus is populamentus de vegetalis e arimalis funt istasonalis etotu e pagu frimus, a s’imbressi de cussus pedrosus, innui su populamentu (massimamenti de erba) est prus frimu e addatu po arriciri una fàuna marina de sustàntzia.

 

 

Funtana Mèiga

 

Est unu tretu de costera formau, cara a sud, de unu campu de dunas (muntonis de arena) mannu e ladu innui is arratzas vegetalis adatas po s’arena pigant moriomu giai fintzas a  mari. Innoi s’arena bessit s’imprus de iscorxus e arrogalla de conchillu. In tretu in tretu s’arena acessat po essi apillau pedra de arena a tellas (arena cristallizada) chi ndi pigat su logu de s’arena fintzas me in su fundali marinu de a fachi.
 Me in s’ala de prus a tramuntana si biit in pranta is diferentis fasis geològicas: e funt sa pedra de crachina a pillus de Sinnis, sa pedra de arena eòlica agrughiada e a tellas e is terras antigas chi si connoscint a su colori arrubiastu, chi apillant inguni e inguddani. Su mari de a fachi de Funtana Mèiga (mitza manantziali terapèutica) cun una fortza costanti òperat in un tretu mannu de costera formau de unu fundali bàsciu chi acanta de terra format unu giogu de malladas apretziau meda, a tot’annu, de is surfistas chi cun giogus de arriscu faint a proas de pari cun sa fortza de su mari e su maistrali istrau. Po prus informatzionis e particularis turìsticus de s’àrea de su logu de Crabas: CHIRCA


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