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27/01/2017

27 gennaio: La giornata della Memoria

Per ciascuno di noi esistono delle date che non sono dei giorni qualsiasi, ma che assumono un significato particolare ed unico. Il proprio compleanno, la nascita di un figlio, il giorno del matrimonio. Non semplici numeri stampati su di un calendario, ma giornate vive e piene di emozione ed affettività.
Ci sono poi delle date che hanno un grande significato non solo per le singole persone ma per nazioni intere e qualche volta per l’intero genere umano.
Una di queste date è il 27 gennaio 1945, giornata nella quale le forze alleate liberarono il campo di concentramento di Auschwitz.
Sono passati diciasette anni da quando  il parlamento ha istituito la “Giornata della Memoria” con la legge 211/00 e fu redatta la “Dichiarazione di Stoccolma” con la quale i paesi fondatori, tra  quali l’Italia, sottoscrissero l’impegno a stimolare lo studio della Shoa in tutte le sue dimensioni. Un modo per non dimenticare ed affidare ai più giovani la memoria di quanto accaduto.
Oggi celebriamo il giorno della memoria, in ricordo del 27 gennaio 1945
Entrando nel campo di concentramento, anche quegli uomini, quei soldati abbruttiti dalla barbarie della guerra, avvezzi a convivere con l’orrore e con la morte, rimasero annichiliti e sgomenti nel trovarsi di fronte alla tragicità della inutile crudeltà esercitata dagli uomini verso altri uomini, in un luogo simbolo e testimone di una immane atrocità.
Milioni di persone, uomini, donne, bambini e anziani, strappati alle loro famiglie, perseguitati e privati della loro dignità di esseri umani e cancellati dalla vita, sterminati in nome di una ideologia che li considerava diversi.
Un periodo scuro ed orribile della nostra storia, che tutti noi abbiamo il dovere di non dimenticare, di trasmettere alle nuove generazioni affinché venga tenuta viva la memoria di quel terribile crimine che fu la Shoah, per costruire un mondo migliore senza discriminazioni, torture ed ogni forma di violenza e schiavitù.
Un mondo in cui i nostri figli, sin da piccoli, imparino a vedere in ogni persona che incontreranno nel loro cammino, di qualsiasi colore sia la sua pelle, qualsiasi sia la sua lingua e la sua religione, un essere umano, portatore in quanto tale di una dignità innata e titolare dei diritti universali, della vita, della libertà, della autodeterminazione.
E questo orrore deve essere un monito, un invito alla riflessione, affinché ciascuno di noi, scandagliando la propria coscienza ed interiorizzando valori che dovrebbero ormai essere patrimonio storico saldo ed ampiamente condiviso, possa testimoniare cosa un essere umano possa fare ad un altro essere umano.
Soltanto in questo modo sarà possibile alimentare dentro di se la speranza e fare in modo che simili atrocità non abbiano mai più a ripetersi.

Cristiano Carrus Sindaco di Cabras

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